22 settembre 2012

La Pelle Che Abito: Quando riampiangi il film horror di serie Z [Recensione]


Almodovar fa un film horror? Eh? Ma non è già un incubo vedere tutti i suoi film? Beh, vediamo com’è… 
Premetto che non amo particolarmente il buon vecchio Pedro, i suoi film sembrano sempre girati durante il “Festival della sfiga” con le esibizione dei gruppi “il mondo è veramente piccolo” e “ma uno normale non c’è” con l’assaggio della prelibatezza nostrana “ma succede tutto a lui/lei?”. Ma qui ohmiodio!!!
Allora, Antonio Banderas è un chirurgo plastico cornutamente sposato. Un bel giorno la moglie si mette in macchina con l’amante, il figlio della governante della casa (si scoprirà poi che è anche la madre di Antonio, quindi si, la moglie si ripassa entrambi i fratelli) e fanno un bell’incidente in cui lui non si fa una mazza, lei invece rimane orrendamente ustionata. 
Ecco! Ah, no, questo è il Vendicatore Tossico. Vabbè è lo stesso!
Lei, che più che ustionata sembra il Vendicatore Tossico, vive al buio e senza specchi (ma chi cazzo è lo psicologo che la cura, ottima terapia per superare un trauma quella di imprigionare nelle tenebre!), ma un giorno si vede in tutta la sua cottura in un riflesso del vetro di una finestra e decide di menarsi di sotto. E quale idea migliore se non quella di atterrare davanti alla figlia piccola che gioca in giardino? Così ecco che la figlia si traumatizza (ma dai? Chissà perché?) e diventa fobica: non esce, sta sola, non fa più shopping. Passano gli anni e la fanciulla diventa un’adolescente, così il paparino, per aiutarla a non cadere ancora di più nella fobia sociale la porta fuori. Ora, dico io, non serve essere psicologi, per capire che portare un’asociale che ha paura della sua ombra ad una festa piena fottutamente di persone, non è proprio un’ideona geniale. Ma non il nostro Antonio chirugo-psicologolaureatopercorrispndenza fa l’inguacchio e si porta la figlia al party imbottita di farmaci. Ovviamente, visto che sta poveretta non stava già inguaiata abbastanza, si ubriaca e un ragazzo tenta di violentarla, non ci riesce e allora la tramortisce con un pugno. Antonio, da padre presente e attento (un paio di palle!) la cerca, la trova stesa a terra e tenta di svegliarla. Quando la fanciulla si risveglia dallo shock associa il volto del padre al violentatore e non lo vuole più vedere, cosicché la rinchiudono in clinica psichiatrica dalla quale uscirà emulando la madre. Dalla finestra. Il nostro Antonio disperato che fa allora? Cerca il quasi violentatore della figlia, lo trova e che fa? Ammazza lo schifoso? Eh, no. Lo consegna alla polizia? Macchè! Lo tortura? Eh, più o meno. Lo tiene prigioniero per anni e nel mentre prima lo abbotta di ormoni e poi piano piano lo trasforma chirurgicamente nella ex moglie morta! Ohmiodio! E dopo tutto questo decide pure di farci sesso, eh, beh, normale. 
Dopo che ormai il lui/lei violentatore è «completata» (cito) il fratellastro di Antonio (che ancora non sa che l’amantedellamogliefigliodellagovernate è suo fratello) la trova e dopo che le dice «ah, non eri morta?» pensa bene di violentare la vecchia fiamma (ah ah “vecchia fiamma”, capito? Perché lei si è ustionata! No? Vabbè). Anthony sbuca e spara al fratello. 
Neanche il "fratello" è un tipo normalissimo: a parte essere un maniaco sessuale
stupratore di m***a, si eccita leccando chermi della sorveglianza... Eh, beh...
Per tagliare corto in questo brodo pervertito, lei/lui (?) spara ad Anthony, spara alla madre-governante e torna dalla sua di madre e dalla commessa lesbica (nascerà l’amore?) del negozio di famiglia di abiti vintage. Tra parentesi, mica denuncia la prigionia, la tortura, il cambio forzato di sesso, le varie violenze sessuali, eh no!
Ok, questa è la trama tipicamente Almodovoriana: quattro personaggi a cui capita di tutto, legati tra loro sempre in maniera assurda e sempre in maniera terribile, sordidi, che sembrano uno Beautiful versione estremo. E che! Ma qui raggiungiamo l’apice: un etero che viene costretto a diventare una donna lesbica. Wow.
E dire che associare la chirurgia plastica al mito di Frankenstein non era male a dimostrazione che certi temi evolvono ma non scompaiono, ma così scaghi tutto il lavoro, caro Pedro. La scomposizione fisica, psichica, interiore, cutanea è sempre fonte di angoscia, un incubo agghiacciante che repelle e attrae come una tetta rifatta dalla chirurgia. Ma se me la metti di sfondo a una storia a c***o di cane non mi fai inquietare, mi fai rompere le palle.

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