17 marzo 2013

Total Recall: Atto di sforzo [Recensione]



1990… Ah… Il cinema aveva appena passato un grande momento: la trilogia di Ritorno al futuro, il nostro archeologo preferito aveva appena trovato nientepopòdimenoche il Santo Graal, piccoli gioielli del nostro immaginario. Ma era anche l’era della fantascienza violenta e cupa: sangue a morire (in effetti), secchiate di testosterone e muscolazzi, Robocop, Mad Max che scassa tutto, insomma, ET-telefonocasa-tenerello è stato solo un errore. E infatti Paul Verhoeven dopo il grande successo del “metàuomo-metàmacchina-tuttopoliziotto” che ti fa? Ti fa Atto di forza, che sembra più il titolo per un film drammatico sulla stitichezza, ma invece è un gran filmone di fantascienza, quella violenta ma tanto rassicurante, fatta di clichè e innovazione insieme, capace, con le sue scene, di lasciarti immagini indelebili. Voglio vedere chi non si ricorda delle “tre tette”!

E giustamente Hollywood, che non rischia di fare qualcosa di nuovo sennò pare brutto, decide , a distanza di 22 anni, di fare un bel remake. “Bel” per modo di dire…


Atto di forza targato anni ’90 è un piccolo cult: i raggi X della metropolitana per il controllo delle armi, ma anche dell’osteoporosi, le suddette tre tette, quell’obbrobrio, nella panza del tizio, che comanda la ribellione, gli occhi di Swary che schizzano fuori dalle orbite, o il turbante fatto di asciugamano bagnato, persino quell’improponibile giacchetta verde del protagonista, e Sharon Stone con la sua ginnastica in tutina spettacchiata e aderente… Ahhh… Praticamente lo passavano ogni sei mesi su Italia 1 e tu te lo vedevi sempre… Poi sei cresciuto… Ed è arrivato il temuto remake.

Ora… Perché? Perché fare un remake se l’originale non te lo caghi di pezza?

Ok, la storia dell’impianto di finti ricordi e lui che era una spia che si è cancellato la memoria, doppio-triplo gioco, ci sta ancora. 
Ma tutto il resto? Nel senso… Marte! Il pianeta rubizzo è al centro di tutta la vicenda del film originale, allarga l’esperienza fantascientifica verso un altro pianeta. Qui non c’è! Hanno sostituito marte con una parte disastrata e povera del mondo, non ci sono i mutanti, ci sono una specie di robocop bianchi, la finta-moglie del protagonista rompe le palle per tutto il film, mentre nel primo la povera Stone finisce presto zampe all’aria. 
«Ops, ho sbagliato film!»
Vabbè, giustamente mica potevano fare la copia, e sono d’accordo. Ma allora perché fare un remake? Che bisogno c’è di raccontare la stessa identica storia cambiando solo le cose superflue, quindi inutili al fine innovativo? Personalmente ritengo, nonostante non sia un capolavoro, che il primo Atto di forza andava bene così, aveva tutto: azione, fantascienza, realtà-finzione… Questo secondo invece non è altro che un tripudio di effettoni speciali già visti e per nulla entusiasmanti.

Non si può giudicare questo remake a prescindere dall’originale, il paragone lo devi fare per forza. Anche perché come film a se stante è ripetitivo e noioso. Il plot centrale, e vabbè, è quello dell’originale, ma lo sviluppo della trama è stitica e statica, le motivazioni, specie dei comprimari del protagonista, sono assolutamente poco chiare, il succedersi delle scene è prevedibile come il rutto dopo la coca-cola.

Anche gli attori… Non ci stanno bene… Insomma, Colin Farrell? Con quella faccia sempre bastonata e da guappo non ce lo vedi a fare la spia triplogiochista che si ravvede. Kate Beckinsale ormai fa solo parti in cui, in tutina e tacchi, salta, scassa, spara e corre. Jessica Biel! E ho detto tutto! Bryan Cranston… Cioè già il trauma di vederlo passare dal tenerello-sfigatissimo padre di Malcolm al professor  White di Breaking Bad non mi ha fatto dormire la notte, ma vederlo come leader dittatoriale del mondo con una camicetta bianca e il giubbotto antiproiettile è ridicolo.
Perchè???? Cos'è quel parrucchino????
Poverino, il film ci prova ad essere coinvolgente e accattivante, si sforza, ma l’ “atto di forza” non è abbastanza, fallisce miseramente sprofondando nel banale e nel palloso, impersonale come uno scontrino di un “50 Centesimi” dove per ogni prodotto c’è scritto “varie”. Esteticamente perfetto, ma di un vuoto abissale.

E poi, la cosa che forse fa incazzare di più: l’originale aveva un tema diciamo, ehm, “filosofico”. Lo so che accomunare Schwarzenegger-VerhoevenBasicInstinct alla filosofia è alquanto ardito, ma il primo film aveva almeno l’idea di giocare sul rapporto Reale-NonReale, tentava di destabilizzare lo spettatore: è il ricordo impiantato o sta accadendo davvero? 
Quì è mentre tenta di capire la differenza fra "Fenomeno" e "Noumeno"
Questo remake invece non ci prova proprio (se non per sbaglio, evidentemente, in una scena), se ne dimentica, ti dichiara subito che tutto sta succedendo realmente e il “ricordo impiantato” non c’è mai stato, ma ha attivato solamente i veri ricordi del protagonista.

E ritorno a domandarmi… Perché fare un remake del genere? Solo per sprecare effetti digitali?

Oppure… E se avessero impiantato in tutti noi il ricordo del film originale, solo per farci incazzare con questo remake?

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