5 marzo 2016

The Lost Room: Mai scordare le cose in albergo, potresti non trovarle [Recensione]

Almeno una volta nella vita qualcuno si è scordato qualche cosa dove alloggiava in vacanza, e mentre se ne tornava mogio mogio, è stato colto da colpo apoplettico e si è ricordato quando ormai era troppo tardi. Tornando indietro a volte, quella cosa, la si è ritrovata, altre volte no. Guardando questa miniserie ho capito che quando non trovi più l’oggetto dimenticato, ti devi considerare estremamente fortunato.
Visto che la serie è incentrata sul misterione misterioso, non voglio spoilerare nulla, quindi cerco solo di dare delle coordinate per permettere a tutti di vedere questa gradevole miniserie.
La “stanza” del titolo è una vera e propria stanza di motel, soleggiata, pulita, un po’ scarna e dall’estetica antiquata, pardon, vintage, da anni ’70. Il nostro protagonista, un detective della polizia con mocciosa pedante a carico ed ex-moglie infame, trova, tra le braccia morenti di un ragazzo la chiave della suddetta stanza.
Andiamo ad indagare… Ma quella non è una stanza come tutte le altre, entrandovi e chiudendo la porta, il Nostro scopre che, scegliendo un luogo, la stanza conduce esattamente dove aveva pensato. Un passepartout infinito in ogni, luogo, in ogni dove. Bella fortuna si penserebbe. Ma ovviamente la sfiga è dietro l’angolo, la figlia-maichesifacesseifattisuoi entra nella stanza senza la chiave e sparisce chissà dove. Infatti, dopo che la porta viene chiusa, la stanza si “resetta”, facilitando, dunque, le pulizie, ma perdendo ogni cosa che rimane dentro. Detective alla ricerca della figlia perduta. Se non bastasse il fatto di dover cercare la Dorothy di turno in una specie di limbo indefinito, a creare un problemino scopriamo che il Nostro non è il solo a sapere dell’esistenza della stanza, ma, tra vari tizi e congreghe religiose di matti, la concorrenza è alta e spietata. 
Non solo: è vero che la stanza è vuota, ma è sempre stata così? No. Era piena di oggetti. Una volta fuori dalla stanza, l’oggetto in questione, ha un potere:  la penna a sfera di carbonizza all’istante (ottima quando devi fare la grigliata con gli amici), il pettine ferma momentaneamente il tempo (utile per sbirciare le donnine nude, aspè, lo usano così!!!) l’orologio, invece, cucina solo le uova (ed è il nemico giurato delle galline), la moneta materializza un ricordo davanti ai tuoi occhi (per quando vuoi rivivere l’avventura di una notte con quella tua amica modella di intimo ninfomane). Insomma, ogni oggetto ha un potere più o meno utile. Ma come farà il caro Detective ha ritrovare la mocciosa scomparsa?
Non voglio andare oltre perché dovrei raccontarvi tutti i fatterelli e sarebbe un peccato perché, nonostante le quattro lire di budget, gli attori espressivi come palo della luce e qualche forzatura della trama, tutto sommato è piacevole ed intrigante. Diciamo che è un Lost ma con le soddisfazioni finali e senza misticismi vari tirati per i capelli di John Locke. Ma non è pelato? Appunto! Per carità non è così complesso e articolato, ma visto la fine che ha fatto Lost, meglio così.
La trama è quindi intrigante, ti vien voglia di seguirla, di scoprire di più sugli oggetti, come ci sono arrivati e che diamine è successo. Alcune sette religiose pensano che (nientepopòdimenoche) in quella stanza si morto Dio. Anche se non capisco perché il Creatore dovesse avere, tra i propri effetti personali, un biglietto di autobus, ma chi sono io per avere certi dubbi. 
Quindi qualche raffazzonamento e qualche forzatura non impediscono di seguire la vicenda e farti fare un sacco di domande: riuscirà il Nostro a ritrovare la mocciosa? C’era qualcuno nella stanza quando fu creata? Era Dio o solo un povero fesso sfigato nel posto sbagliato al momento sbagliato? C’è un oggetto che ti fa dimagrire? Alle risposte inutili zero risposte, ma quelle ai fini della trama, invece, ti soddisfano. Forse una seconda miniserie potrebbe aiutare ad ampliare questo mondo, ma visto che solo io, la Psicologa e, forse, qualcuno della troupe (manco tutti) se l’è vista, dubito. Peccato però, il potenziale c’è tutto.

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