8 aprile 2016

UT: il nuovo figlio Bonelli [Recensione]

La Bonelli – lo stiamo vedendo nell’ultimo periodo – sta lanciando sul mercato un sacco di nuovi prodotti: serie, miniserie, riedizioni… Insomma sta ingigantendo il suo catalogo.
Ed è qui che arriva la nuova miniserie UT scritta da Paola Barbato e ideata e disegnata da Corrado Roi. Anche questa come Orfani, lanciata e pompata prima dell’uscita, è già diventata una miniserie-evento. Ma com’è sto primo numero, quindi?
È tutto quello che deve essere un primo numero!
Presenta tutto quello che ci servirà per seguire il racconto: personaggi, setting, atmosfera, stile narrativo. E tutto questo riesca a convincere il lettore: il mondo da fiaba gotica post-apocalittica sembra funzionare, cattura l’attenzione e, soprattutto, alimenta la curiosità!
Questo primo numero non racconta effettivamente niente di autonomo, non è un episodio autoconclusivo, e proprio per la sua natura ti lascia con la curiosità di chi vuole esplorare e capire meglio quello che lo sta intrigando.
UT è il protagonista: un inquietante essere proto umano (ehhh, qui bisognerebbe fare spoiler che non farò) che porta sempre una maschera; è forte, agile, violento ma sembra un bambinone mosso anche da gesti infantili e/o tenerelli. Il suo compito è quello di sorvegliare la Mastaba, dentro la quale è protetto-imprigionato-nascosto Iranon.
Iranon è un gigante (o semplicemente normale?) che non sa nulla di se, solo frammenti, idee, sparse, gettato in un mondo che non riconosce. Attorno a loro due e al loro “rapporto” si costruisce e, intuiamo, si costruirà il nucleo portante della miniserie.
I disegni, sporchi, nervosi, si prestano a questa cupa atmosfera d’inquietudini e brutture di un mondo ricostruito e assemblato da uno precedente. Molte le vignette concentrati sugli sguardi, sugli occhi, spesso elementi che catturano o sguardo del lettore e lo fanno sentire ancora più immerso nel racconto. 
«Mi sento osservato...»
Affascinanti, come estrapolati da film espressionisti tedeschi, le scenografie che unscono ambienti, cittadine e strade da racconto gotico ad altre da fantascienza distopica come Brazil o l‘Esercito delle 12 scimmie (entrambi di Terry Gilliam). Non siamo in una fantascienza post-apocalittica alla Mad Max, molto più quieta ma ugualmente violenta, con toni quasi esistenzialisti alla The Road.
Quello che traspare è un mondo che per noi è assolutamente lontano nelle sue regole e nelle sue leggi o consuetudini ma che, invece, per i protagonisti (tranne che per Iranon) è fin troppo normale. Ed è qui, forse, un altro punto a favore della curiosità è proprio questa: come siamo arrivati a questo punto? Perché il mondo è così? Perché ci sono postumani? E lo spazio per l’uomo?
Con l’amaro in bocca per l‘assenza di risposte ma una grande curiosità, attendiamo lo sviluppo di UT!
Ps. Non si può non amare il gatto Leopoldo!

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