15 novembre 2014

Intervista a Stefano Antonucci: autostoppisti per Nerdopolis

Tu stai li tranquillo, a viaggiare, quando ecco che sul ciglio della strada vedi un tizio camminare con indosso una maglietta di “democrazia cristiana” ma con scritto “anarchia”, jeans larghi, insomma, un tipo pco rispettabile, che eviteresti pensando che sia uno da ghetto o centro sociale.
E tu che fai? Ma lo carichi in macchina, ovvio! Gli dai un passaggio per Nerdopolis… Perché, il tizio li, è Stefano Antonucci! Disegnatore satirico e autore del successo autoprodotto Gesù! No, non quello che diceva di essere figlio di Dio, quello della croce e… Aspè, si… Proprio quello! Ma non quello che conosciamo di solito…
 
La prima domanda, quella ovvia: cosa ti ha spinto a fare fumetto?
Disegno da quando ero piccolo, poi mi sono avvicinato al mondo della satira w il passaggio al fumetto è stato automatico…

Quindi non ci sono velleità economiche? Successo con le donne? Niente?
Vabbè… Qualsiasi cosa fa l’essere umano, lo fa per rimorchiare! Quindi questa rientra nella grande categoria…

Hai rimorchiato con questo fumetto?
Ancora no, ma spero di…

Però siamo già al terzo numero…
Infatti, secondo me ho sbagliato strada… Dovevo puntare a diventare miliardario… Però la rivalutiamo prossimamente…

Vedremo col quarto numero quante donne…
Esatto [ride]

Come mai hai scelto proprio il fumetto satirico come genere?
Ho sempre fatto satira con altri ragazzi. Avevamo messo su una rivista, si chiamava ScaricaBile, in pdf, in cui realizzavamo piccoli fumetti, illustrazioni, di questo genere e quindi mi sono appassionato a quel mondo la. Poi mi son sempre piaciuti i fumetti con tema sociale, comunque di quello stampo li, che viene dagli anni ‘70, come Scozzari, Pazienza, tutto il gruppo de Il Male, Cannibale, Frigidare, e quindi, appassionato a quella cosa la, ho cercato di “imitarlo”, di fare quel genere li. Siccome in Italia le possibilità erano, come vignettista, di collaborare con varie testate, da L’Unità al Vernacoliere, ecc, e la situazione, adesso, soprattutto per i giornali, è quella che è, insieme a Daniele [Fabbri, ndr], collaboratore della nostra rivista, abbiamo detto “perché non facciamo un fumetto con le tematiche che usiamo abitualmente su le vignette o con le tematiche che ci interessano?” e abbiamo buttato giù il primo fumetto di Gesù. Non è la religione, il tema portante, ma usiamo il personaggio di Gesù per parlare di altro, della società, della televisione, della comicità televisiva.
Perché scegliere una figura come Gesù? Cercavi il modo più veloce per farti scomunicare?
Per due motivi principali: il primo è che noi, come gruppo, e a me personalmente, piace fare l’immagine forte che ti rimane, ti deve colpire, perché cattura la tua attenzione e anche volutamente provocatoria perché devi scuotere la persona che hai di fronte; e poi, essendo fondamentalmente  degli sconosciuti, ci  serviva forte che non avesse diritti d’autore. E visto che gli autori di Gesù sono morti da più di 70 anni [ride]… È un modo di usare un personaggio conosciuto, che appartiene al collettivo di tutti per parlare di tematiche che a noi interessa trattare. Probabilmente, se avessi usato un altro personaggio, non saremmo arrivati ai lettori cui siamo arrivati. Il primo numero, in autoproduzione, senza distribuzione, quindi noi lo portiamo in giro per fumetterie e fiere, ha venduto 5000 copie. Che è tanto per un’autoproduzione. E quindi siamo arrivati al secondo numero con 2000copie e speriamo col terzo di raggiungere i numeri dei primi due.

E di avere più successo con le donne.
Soprattutto. Aivoglia a vendere, se poi non rimorchi non ha senso [ride]. E quindi, l’idea è quella di incuriosire. Una volta che hai incuriosito… E ci siamo abbastanza riusciti, anche con le copertine con i riferimenti a Tarantino. Abbiamo usato due grandi riferimenti della cultura popolare: Gesù e Tarantino.
Infatti, come mai questa scelta delle copertine ispirate alle locandine dei film di Tarantino.
È nata un po’ per caso. Volevamo creare un’immagine pop forte. È venuta fuori questa idea, tra l’altro suggerita da Francesca, una mia amica, che ha detto “perché non mette in mezzo questa cosa?”. Abbiamo provato il disegno e rendeva. Ai colori Mario Perrotta… Senza il colore era un disegno de merda [“BIIIP”, ndr], però non lo diciamo in giro [ride].

Mettiamo il “bip” dopo… [L’ho messo, infatti, ndr]
Esatto, lo mettiamo sul testo [ride]. E niente… Probabilmente il successo che abbiamo avuto, secondo me, è dato, dall’80 %, dall’immagine della copertina. Poi, ovviamente, chi l’ha letto, l’ha apprezzato, ha mandato amici, e quindi, sta prendendo anche gli altri. Però, diciamo, che siamo arrivati a tanta gente, probabilmente, per l’uso pop molto forte. Il primo è andato così, per il secondo abbiamo detto “continuiamo su questa linea o facciamo qualcosa di diverso?” e abbiamo continuato sulla linea Tarantino anche se, l’immagine di copertina non c’entra un cazzo [“BIIIP BIIIP”, ndr… O forse dovevo censurare e basta?] con l’interno, fondamentalmente. Però era talmente bello l’accostamento che abbiamo continuato. Adesso abbiamo fatto il terzo…

Che ha più senso, infatti, in relazione alla storia.
In realtà hanno senso tutti perché fanno capire l’idea pulp che c’è all’interno, creando l’ambiente e l’atmosfera. E, quindi, adesso, direi che con Tarantino abbiamo abbastanza chiuso.

Non dovete pagare i diritti a Tarantino?
Beh, per adesso non ce li ha chiesti. Però se ce li chiede, probabilmente qual cosina gliela dobbiamo dare [ride]. Du’ copie… [ride] Ed è fatta!

Non è che, invece di una donna, ti casca tra le braccia Tarantino?
Dipende da come ci casca [ride]. Perché se ci casca con richieste milionarie [ride]…
Come avete collaborato tu e Davide Fabbri e chi ha più responsabilità?
Daniele lo conosco dai tempi di ScaricaBile. Io ero uno dei direttori della rivista e lui collaborava, all’interno, con noi. Mi è sempre piaciuto il suo tipo di umorismo e poi lui è attore comico di professione, con la stand-up-comedian, autore televisivo, quindi, è uno che ne sa, è uno “studiato”. Siccome abbiamo la stessa idea di umorismo, abbiamo detto “pensiamo a dei soggetti insieme e poi, tu li butti giù sotto forma di sceneggiatura e vediamo cosa ne viene”. Alla fine, è il classico lavoro a due: lui sceneggia, io gli dico “ste cose non mi piacciono”, lui “queste cose non piacciono a me”, io gli dico “a me non me ne frega, tanto i disegni li faccio io, quindi vanno bene così” [ride]…

Lui non può rispondere “tanto li scrivo io”?
Io posso correggere i testi, ma lui non può correggere i disegni [ride]. Ci troviamo bene sotto l’aspetto collaborativo. Ci accomuna lo stesso tipo di umorismo, quello americano, lo stand-up-comedian, quella comicità di tipo anglosassone.

A tal proposito, pensi sia difficile fare questo tipo di fumetti in Italia? Specialmente del tipo di “Gesù”? Che va a toccare un tema che, giocoforza, in Italia, è parecchio sentito.
No, non è difficile farli. Nel senso che sei liberissimo di metterti li a fare fumetti sulla religione, tranquillamente. Innanzitutto, bisogna vedere come tocchi il tema. Perché se fai battute bonarie sulla religione, fini a se stesse, comunque, che sfruttano i cliché come Gesù che cammina sulle acque, che non danno fastidio a nessuno. Fanno ridere là per là, però non hanno una funzione satirica, non cercano di svelare o di farti vedere le cose da un altro punto di vista. Scherzano, semplicemente, su gag millenarie che funzionano. Ci sono persone che ci stanno facendo successoni su questo. A noi ci piace di più come genere l’umorismo, come Don Zaucker, che sfrutta la religione però parla della società che c’è attorno. Non è difficile, quindi, fare fumetti su questo tema. Il problema viene dopo, con gli editori che, in alcuni casi, fanno difficoltà per pubblicare. La censura non sta tanto nel fatto che non ti fanno uscire. Sarebbe impossibile stare dietro a censurare tutte le cose che escono. È la fase successiva, ovvero, farsi conoscere, allargare, attraverso contatti e presentazioni di un certo tipo, verso certi canali. A noi è capitato che, per l’argomento, non siano uscite interviste oppure non si sono potute più fare presentazioni...  Però… Sono medaglie al merito, vuol dire che c’è qualcosa.
Una curiosità: come mai Gesù, tra tanti vizi, ha quello del fumo?
Non c’era un motivo particolare. Gesù, oltre che ad essere un gran figo, come figura storica, non era il santo-porgi-l’altra-guancia… Però quando è entrato nel tempio, è entrato con le mazzate. Non è andato la “parliamo, discutiamone”… Era un rivoluzionario per l’epoca, secondo me, è stato il primo socialista della storia. Quindi, in realtà, anche leggendo tutti i vangeli, anche quelli apocrifi, non era così delicato nei modi. Credeva in alcuni ideali e si faceva valere. Poi c’era sta cosa che diceva di essere figlio di Dio, che l’ha messo nei casini [ride].

Così, giusto un po’…
Ma anche come ci arriva l’immagine… La Madonna sembra svedese! La Madonna, proprio per luogo storico, per dove è nata, non doveva essere così chiara… Però per addolcire la pillola e diffondere il cattolicesimo in tutta l’Europa…
A proposito della Madonna: nel secondo numero va da Freud perché sente le voci di chi “bestemmia” il suo nome. Ma perché, secondo te Freud, per la religione cattolica, sta in Paradiso? Secondo me, no!
Non è specificato dove si trovi [ride]. Era per mettere in relazione la scienza con la religione. Quindi, era divertente far incontrare due personaggi assolutamente diversi e vedere cosa poteva uscire in una discussione a due. Dove uno è estremamente razionale e, quindi, anche attraverso gag, cerca di curare la donna che sente le voci, e l’altra è la Madonna, insomma.

Perché avete scelto, nel primo numero, un Gesù comico, nel secondo un Gesù politico, e nel terzo, un Gesù televisivo?
Erano tematiche che ci stavano più a cuore e siamo partiti da quello. Una delle cose che ci ha sempre interessato è il tipo di comicità che si fa in Italia, che è praticamente ferma a Totò. Non vuol dire che non vada bene, Totò era un grande interprete di quella comicità, ma non puoi fare 50 anni lo stesso tipo di umorismo, con varie facce. Esistono vari tipi di umorismo e non si capisce perché,in Italia, sul grande pubblico, debba arrivare soltanto quello. Non fai crescere il valore culturale… E poi a noi quel tipo di comicità ci ha anche rotto il cazzo [ride… ops… “BIIIIP”]. Per Gesù comico, che è anche oggi l’unico modo per parlare alle masse, entrare in politica, il passo è breve. Come insegnano i fatti realmente accaduti [ride]. Infatti, qui è un “politico a cinque stelle” e la critica al movimento grillino, o a quel tipo di movimento. Nel secondo volume si descrive una campagna elettorale, sotto l’aspetto tecnico. Quello che si fa per farsi votare, al di là dei programmi, al di là dei contenuti. Come si fa per farsi votare? Quali tecniche si trovano? Poi per il terzo numero, abbiamo detto “siccome che ci siamo sparati un argomento serioso” sempre rimando con una chiave leggera e divertente, “col terzo numero dobbiamo alleggerire”. Visto che va tanto di moda il revival anni novanta, abbiamo detto “perché non ci buttiamo personaggi anni 90 come se non ci fosse un domai?”. E quindi lo abbiamo ambientato tornando indietro nel tempo, utilizzando le tematiche a noi care come la tv del berlusconismo. Senza andare a mettere i personaggi perché non ci interessa attaccare Berlusconi, come nel secondo non interessava attaccare Grillo. Ci interessava più la figura di Casaleggio, mentre nel terzo ci interessava quel tipo di sistema. Cerchiamo di prendere le grandi tematiche vissute da tutti e prendere angolazioni che non sono quelle che vanno a vedere tutti.

Perché proprio gli anni 90? Per giunta un periodo abbastanza brutto della televisione italiana. È da li che è cominciata la discesa verso i programmi orrendi che ci troviamo oggi.
Perché è il periodo storico che abbiamo vissuto. Programmi tipo Non è la rai, sono i programmi di “formazione” [ride] che abbiamo avuto noi.

Per questo abbiamo ora una generazione…
La generazione di YouPorn [ride]. Vogliamo raccontare di cose che abbiamo vissuto: quel periodo storico, quello che ci ha fatto crescere, che abbiamo vissuto nell’adolescenza e nell’infanzia. Non abbiamo voluto raccontare un periodo che non sentivamo nostro.
Un’autovalutazione: pensi di essere migliorato? È cambiato qualcosa nel tuo tratto?
È cambiato sicuramente! Anche perché il primo Gesù era il primo fumetto lungo che facevo. Partendo dal presupposto che non ho mai fatto scuole, se non l’istituto d’arte a Pescara, è molto autodidatta come cosa. Mi piace il genere umoristico, ho alcuni autori di riferimento… Non puntiamo alla professionalità del tratto… Anche perché non possiamo permettercelo come coppia autoriale [ride]…

Vabbè, ma penso che non avrebbe neanche senso un approccio del genere.
Esatto! Puntiamo più sul tipo di contenuti che, comunque, il disegno accompagna bene. Il tratto è cambiato per forza di cosa. Anche perché, non lavorando prettamente con i fumetti, non essendo questo il sotro lavoro principale, abbiamo tempi di gestazione più lunghi. Quindi, ne stiamo sformando uno all’anno. E per forza di cosa il tratto è cambiato: se sfogli il primo e sfogli l’ultimo, son due mondi completamente diversi. Se riguardo a me disegnatore di cinque anni fa… Va benissimo.

Alla fine del fumetto avete fatto un exploit metanarrativo. Ci siete voi, tu e Daniele, in una bettola stile Conan. Le fate veramente le riunione in posti così, o vi riunite come professionisti seri, in uno studio.
Avevamo in mente di buttare giù una serie di piccole strisce e abbiamo aperto un blog, si chiamava Autoproduci Consuma Crepa, dove c’era tutta la vita dell’autoproduzione: organizza fiere, stampa, fai finta di aver scordato i soldi per la tipografia perché in realtà non ce li hai…

Qui dobbiamo censurare tutto…
No, tanto lo sanno che non ce li ho [ride]! Prima o poi…

Pagherà, tranquilli!
Si si, pagherò [ride]! E quindi… raccontavamo tutti gli aneddoti. Non avendo tempo per svilupparlo, quella era una delle storielle che volevamo pubblicare e l’abbiamo riadattata per chiudere il numero. Però si, quello è il modo in cui facciamo le riunione. Anche perché io sto a Pescara, lui sta a Roma, lavoriamo tutti e due, parliamo molto via Skype…

Ma davanti a una birra…
No… Skype davanti a una birra sarebbe molto triste come cosa. Due persone che bevono una birra davanti a Skype, a distanza di kilometri, la vedo triste. Quando ci riuniamo, ovviamente, andiamo nei posti peggiori!

Ve li andate a cercare?
Si, più brutti sono più sono perfetti per parlare di fumetti. I fumetti è un genere popolare, per tutti. Non ne puoi parlare al “gran hotel”, devi stare coi piedi per terra.

Dato l’argomento, sai benissimo che finirai all’inferno. Che girone ti aspetta? Non quello dei lussuriosi, visto prima…
Però per la “legge del contrappasso”, magari… La ci spero. Ma l’inferno in generale deve essere un posto fichissimo… Non vedo, in Paradiso, suonare Jimmy Hendrix. Mettiamola così. Quindi se ho il sabato sera assicurato così, sto a posto… Dovresti trovare i biglietti.

La cover variant della ristampa del primo numero è una parodia del cover di Manara… Che ne pensi della copertina originale?
In realtà dovevamo ristampare, visto che siamo arrivati a 6.000 di tiratura e farla variant fa fugo. All’inizio c’era un’idea diversa e poi è uscita questa cosa di Manara e abbiamo sfruttato al volo l’occasione per fare qualcosa di impatti, che facesse ridere, per il LOL. Quella di Manara…. La polemica attorno è stupida, se tu commissioni a Manara delle copertine o dei disegni, sai che ti farà delle donne nude. Perché è il suo stile. Una volta che commissioni il lavoro a un professionista che da una vita lavora a quel modo, non ti puoi aspettare altro. È stata stupida la Marvel che, dopo le polemiche, ha deciso di ritirare le altre copertine commissionate. Una volta che stabilisci una linea e poi fai retromarcia, è una scelta sbagliata. O decidi all’inizio che non vuoi quel tipo di messaggio mandato dai tuoi personaggi oppure una volta che hai deciso di dare quella linea la, sii coerente a te stesso.

Vuoi farci uno spoiler su Gesù 4?
No niente spoiler… Non lo so neanche io [ride]. Innanzitutto, la trilogia Tarantino è finita. L’idea nostra è di fare un fumetto più lungo, sempre tenendo lo stesso formato, per tenerlo popolare. Perché è un’autoproduzione: cerchiamo di fare il prezzo più basso. Io li definisco “fumetti da cesso”… Tu vai in bagno e quella mezz’ora…

Però li leggi soltanto!
Dipende [ride], dipende da te. Se ti è piaciuto non lo usi!

O li usi con più felicità?
Esatto [ride]. E quindi, niente spoiler…

Hai letto Jenus? Che ne pensi? Visto che usate lo stesso personaggio, ma in chiave di lettura diverse.
Di Jenus non mi piace l’umorismo. Come si diceva prima è quell’umorismo che usa degli stereotipi per far ridere. Ci sono le pillole, alcune sono anche carine, fanno ridere, ma sono fini a se stesse, e non c’è al suo interno la sostanza. Noi usiamo il personaggio di Gesù per parlare di altro, loro utilizzano gli stereotipi per far ridere con quel personaggio. A livello di disegno, per me, è irrilevante, non vado a guardare la tecnica: se funziona col tipo di racconto, va benissimo.

Stefano, allora ti ringrazio e ti saluto.
Grazie a te.

Lasciamo Stefano ad una fermata prima che qualche fulmine ci becchi entrambi, augurandogli che Dio gliela mandi… Ehm… Che tutto prosegua così come sta già andando: in grazia di Dio… Ehm… Benissimo! Ringrazio l’Artista per le foto, e ancora Zio Edo e la Madama per avermi fatto incontrare Stefano e speriamo di ribeccarlo presto con un nuovo volume delle avventure del nostro Signore preferito! Cioè, del figlio del nostro Signore preferito… Ok, meglio smetterla che sennò il fulmine mi beccZZAAAKKKK!!!

Nessun commento:

Posta un commento

http://viaggiopernerdopolis.blogspot.it/