31 ottobre 2015

Babadook: la disperazione fa brutti scherzi… E brutti film! [Recensione]



Sono seriamente preoccupato. Già il genere “horror” non ha vita facile negli ultimi anni, molte le pellicole prive di senso, piene zeppe di banalità, soliti momenti spaventevoli. Ma quando ci spiattellano il sentimentalismo facile? Esce Babadook! E questo non va bene! Non va bene perché il povero genere horror non riesce ad avere la sua giusta espressione. L’horror è una fabbrica di idee, una fucina per altri film, il terreno di sperimentazioni linguistiche adottate in altri generi, ma niente, a causa di una moltitudine di schifezze, non riesce ad avere credibilità. Oh, e mica è facile fare un buon film horror! E noi, tristemente, lo notiamo. Ma dopo sto pistolotto “horror for president” andiamo nello specifico!
La trama estremamente complessa di Babadook è questa: libro malvagio, mostro, madre, figlio, possessione, rumori in casi, ombre. Come s’intuisce, l’apporto innovativo è al massimo. Ma dico la verità, questo non sarebbe necessariamente un male (alla fine, la trama può essere anche banale, ma almeno si salva la messinscena generale) se non fosse per una regia assolutamente piatta e incomprensibile. A volte sembra che la regista abbia scelto quella o quell’altra inquadratura semplicemente perché un po’ più inusuale.
Ma il vero problema del film è un altro… Forse due!
Il primo è il sentimentalismo patetico da filmetto indipendente: la povera mamma vedova con figlio diversamente sano di mente, che ama e odia il figlio (nato il giorno della morte del padre).
Il secondo problema e che prende tutti i cliché dei film sull’uomo nero e… Niente! Li butta in mezzo così come sono, senza manco un po’ di rielaborazione.
Ok, io forse non l’ho capito, perché se te ne giri nel mistico-magico mondo del web ove ognuno (me compreso) dice la sua cazzata… Beh… Lì trovi che sto film è piaciuto. È piaciuto per la sua introspezione, per la sua psicologia, persino per la regia…
Ma io dico, per le sacrosante chiappette di Freddy Krugher, siamo così disperati che dobbiamo trovare in questo coso il nuovo film horror intelligente?
Un film in cui per circa tre quarti il bambino ripete in tonalità diverse e ossessivamente, la parola “mamma”, “Mamma”, “MAMMA”, mette a dura, durissima prova la tua empatia nel film. E se come film horror non costruisci empatia, vuol dire che hai fallito, miseramente. Tu ci speri proprio che Babadook si porti via il piccolo rompiscatole
 
Andiamo, questo buio, queste ombre che celano l’uomo nero deforme e malvagio, non creano quell’angoscia e quel terrore che ti fa cercare una fonte luminosa per ripararti, pure un fiammifero. No!!! L’ombra non ti “avvolge” a te spettatore, anzi… Tu tifi per Babadook perché la banalità dei problemi dei protagonisti, e il loro essere assolutamente insopportabili, ti portano a volerli tutti morti. Ma aihnoi non sarà così…
Spoilerone, quindi, saltate sto pezzo. Non potendo sconfiggere il povero e teneramente affettuoso Babadook, la mamma pensa bene di tenerselo in cantina a sfamarlo con terra e vermi. Cioè… Si… Succede questo e… Ok, basta!
Ma basta soprattutto a sti film, costruiti banalmente, triti e ritriti e rigurgitati, con sempre i quattro soliti elementi che ritornano. E basta anche con la giustifica “l’alunno voleva fare una citazione” perché anche questa, ormai, regge poco.

Mammamammamammamammamammamammamamma!!!

2 commenti:

  1. Ma non è quello dove arriva la controparte cattiva di Babbo Natale, giusto?

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  2. O__O se fosse stato così, sarebbe stato moooooolto peggio

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