18 maggio 2015

Intervista a Lorenza Di Sepio: autostoppisti per Nerdopolis



Avete presente quella sensazione? Tu stai li tranquillo, pensi di essere solo, ti infili le dita nel naso, ti gratti in punti oscuri e imperscrutabili, sei li con la tua dolce metà a fare occhietti languidi da triglia morta pensando di essere sexy, oppure stai apparando “figure marroni ma che ti frega tanto siete solo voi due”, quand’ecco che ti senti osservato, senti quel soffio sulla nuca, ti guardi attorno ma non c’è nessuno. Bene… Invece qualcuno c’è! È Lorenza Di Sepio! Questa è l’unica spiegazione che mi son dato: la divertentissima autrice di Simple & Madama deve avere una telecamera dentro la casa di ognuno di noi, una mega rete di intelligence, sennò non si capisce. Come fa un fumetto comico ad essere così coinvolgente? Tu leggi le dis-avventure amorose dei protagonisti e pensi «ma questo mi accaduto ieri», «ma questo ci è successo al matrimonio dello zio del fratello del nipote di mai cugina»… Le cose son due: o Lorenza è una grande autrice, o ci spia… Io, da bravo paranoico quale sono, penso la seconda! Infatti, questo è l’interrogatorio!

Come sei approdata al mondo del fumetto?
Fondamentalmente ci sono precipitata. Perché non era assolutamente mia intenzione fare fumetto. Io lavoro, da quasi dieci anni, in uno studio di animazione e questo fumetto mi è capitato perché ho fatto delle vignette al mio ragazzo, ai miei amici e ai miei parenti, e, poi, i social hanno fatto il resto e mi son trovata a dover pubblicare dei volumi veri e propri. Però, di fatto, sono un po’ fuori luogo.

Però molti fumettisti dicono così… Vi vergognate di fare i fumettisti?
[Ride] no no, è che io lascio il lavoro a chi lo sa fare perché ha studiato e lo fa di mestiere, ma io faccio altro nella vita.

Invece, come è nato il progetto Simple & Madama? E da dove nasce il nome?
Come ti ho detto, la storia comincia con delle vignette fatte fatte per il mio privato, il mio personale. Io ho sempre odiato Facebook, i social, perché li ho sempre trovati invadenti…

Ecco, abbiamo perso mille fan, così, di colpo!
No, prima! Adesso ho cambiato assolutamente idea [ride]. Mi contattavano le persone dicendomi che avevano rubato dal mio blog personale, da mio sito, queste vignette che avevo fatto per il mio personale. Hanno cominciato a condividerle e vedendo che facevano quattromila condivisioni a vignetta, ho detto «mah, forse è il caso che, magari, mi faccio facebook, faccio una pagina, da cui tutti possano condividerle direttamente».
Per quanto riguarda il nome, è un nome abbastanza ovvio, e, forse, funziona anche per quello: “simple” e “madama” sono due nomi che racchiudono, comunque, le personalità dei personaggi;  poi c’era anche un gioco di parole, poiché io mi chiamo “Lorenza”, gli amici mi chiamano “Lorè”, quindi, quando all’epoca c’era MSN, e ancora c’erano nickname, per non mettere nome e cognome, mettevo “madamalorè”, perché suonava come la filastrocca; quindi, poi, da li, “madama” è venuto da se, “simple” perché la natura dei maschi – e scusami [ride] – è semplice rispetto a quella di una donna.

Questo femminismo estremo…
No… Non è femminismo, è una cosa oggettiva! Siete più semplici.

Si, è vero!
Per cui, suonava anche bene, era più musicale, rispetto a “Madama & Simple”, per esempio.
E quindi, il tema del “quotidiano” nasce nel tuo quotidiano?
Si, esatto! È iniziato con delle esperienze personali, che non pensavo assolutamente potessero essere condivise da tanta gente, tipo quando sono andata al bingo e ho sbagliato a giocare, dicendo «bingo» quando non era vero. Ma anche altre, come “la ragazza col ciclo” che è più nevrotica, che è già più ovvia. Quando ho visto che hanno cominciato a prendere piede, che piano piano piacevano i personaggi, ho staccato i due personaggi dalla mia vita, e hanno preso un indirizzo tutto loro, che è quello, appunto, dei luoghi comuni, del raccontare con simpatia e leggerezza, magari, dei problemi oppure la vita di tutti i giorni.

Ma, di personale, alla fine, quanto c’è?
Di personale, c’è la creazione grafica dei personaggi, diciamo, tipo i capelli così, i colori, però, tutto il resto, tutto quello che è venuto dopo, è una generalizzazione.

Quindi, ci stai dicendo che il tuo ragazzo ha quei capelli così, non ti risponde ai messaggi…
Le primissime, guarda, prese proprio dal mio privato, sono quella dei due che si regalano lo stesso peluche per sbaglio e quella dell’ «ho caldo, ho freddo, mi trascuri» perché, purtroppo, in certi giorni del mese, capita di…

Però, teniamo conto che voi donne avete sempre più freddo di noi uomini…
… Mangiate di più…

Perché vi dobbiamo difendere, quindi dobbiamo mantenerci in forze, ma vedi un po’!
Ma adesso parliamo tecnicamente: quali sono le tue influenze artistiche? Hai dei modelli di riferimento? Sia grafici che comici?
Io, dal punto di vista dei fumetti, leggo pochissimo, purtroppo…

Questa è un’altra cosa che dicono i fumettisti!
Ma sto recuperando, mi sto riaggiornando sul settore. Ma io, essendo nata come disegnatrice di cartoni animati, mi sono più concentrata sui cartoni, quindi, i classici Disney, gli anime, Ken il guerriero, Devilman

E, ma soprattutto Ken il guerriero in Simple & Madama è onnipresente!
I cavalieri dello zodiaco, poi, non ti dico! [Ride]
E quindi i fumetti che ho letto sono su questo genere. Come linea grafica non mi rifaccio a nessuno in particolare. Ed essendo nati, così, per scherzo, è stato il primo stilo che mi è venuto, di getto: un miscuglio di una serie di cose che, probabilmente, ho assimilato senza sapere. Per quanto riguarda la comicità, non mi rifaccio consciamente a qualcuno, però, mi piace molto Paco Roca, Leo Ortolani, i grandi…

Anche questo: Leo Ortolani ritorna sempre.
È un must!
E, invece, come realizzi tecnicamente le avventure di Simple & Madama?
I disegni di per sé, ne sto facendo talmente tanti che vado direttamente in digitale, quindi non passo più dalla bozza su carta, ripulita, ma vado direttamente, dallo sfondo bianco, di linea, poi faccio il livello di colore, di ombre. Per l’impaginazione ci pensa, per fortuna, la MagicPress, quindi, almeno, questa cosa me la tolgono dagli oneri da fare [ride]. Penso prima a ciò che mi piacerebbe raccontare e trovo il modo più semplice, la freddura, per essere più diretta possibile. Perché non mi piace dilungarmi troppo.

A questo punto ti chiedo: come nasce la vignetta di Simple & Madama?
Allora… Io decido di raccontare la voglia di cioccolata? Mi accorgo che sono in quel periodo del mese n cui ho fame e voglia di cioccolata? Mi dico «porca miseria, questa potrebbe interessare!» e allora penso al modo più ironico e leggero di far vedere, magari, quando una ragazza ha bisogno di mangiare cioccolata. Prima nasce la gag, poi adatto la battuta ai testi.

Vabbè, tu un po’ ce lo hai già accennato: qual è il tuo rapporto col mondo del web adesso?
Adesso è bellissimo! Io mi diverto tantissimo a rispondere ai commenti, leggerli, a contare i “mi piace”, le condivisioni… Ma non solo per un fatto di orgoglio, di dire «ah che bello piace il lavoro che faccio», ma anche per correggere il tiro su quello che dovrò fare dopo: se vedo che un certo tipo di vignetta va meglio, ha un riscontro positivo, dei commenti positivi, magari mi butto più su quel genere che non più su qualcosa di diverso.

Molti autori di web comics ritrovano, questo fatto del riscontro, un modo per rielaborare il futuro del propri lavori, della propria opera.
Si si, poi c’è da dire che è anche uno scambio di energia, perché quando vedi che una cosa è apprezzata, ti viene buon umore e, quindi, ti vengono ancora più battute da fare. Quando si ammoscia un po’ la situazione è un problema.
Tu adesso sei approdata al mondo dell’editoria. C’è una differenza tra un web comics e un albo editato? Tra i due che intercambio c’è?
Dal punto di vista dl web comics, diciamo che è comodo, perché, finché non è un lavoro – perché, appunto, l’ho cominciato per scherzo – hai un’autonomia totale, per cui, «oggi mi va di fare la vignetta sull’eclissi», la faccio, la posto, vedo come va e faccio altro. Quando subentra, poi, un editore, il problema si fa grosso perché hanno determinate aspettative, pretese o, comunque, non quello che piace a te, piace all’editore, come è stato poi nel mio caso: quando sono passata a MagicPress, io volevo fare il libro di “pillole” – che sono quelle che ho sempre fatto sulla mia pagina – e loro, invece, volevano un fumetto “narrato”. Per cui c’è stato un po’ un braccio di ferro sul «cosa facciamo?»: a me non andava di fare la storia lunga, loro non volevano le “pillole”, alla fine abbiamo trovato un compromesso. Però c’è stato tanto lavoro…

Una storia lunga di pillole!
Si, esatto [ride].

Quindi, come sono nati i due progetti di “La scintilla” e “Orgoglio e pregiudizio”?
Mi hanno chiesto se volevo pubblicare qualcosa e abbiamo pensato a questo compromesso di pillole, ho pensato potesse essere una bella idea cominciare dall’inizio, quindi, il primo volume è, appunto, il primo appuntamento, i preparativi, lei che si prepara duemila ore prima, lui che ci mette tre secondi! Nonostante i due albi siano consecutivi sono anche autoconclusivi.

“La scintilla” è abbastanza ovvio come nome e il contenuto che c’è dentro. Invece, “Orgoglio e pregiudizio”?
“Orgoglio e pregiudizio” è stato un pochino più sofferto come titolo però sono contentissima, soddisfattissima. Perché, il secondo volume, tratta di loro che iniziano a frequentarsi, quel periodo iniziale in cui si sta insieme ma non si dice che si sta insieme, e quindi c’è questo pregiudizio dell’essere fidanzati, che è sbagliato, e poi anche l’orgoglio di dire «no, io con lei ci esco e basta, è un’amica» e, poi, da li, c-[ tutta l-evoluzione della cosa e quindi…

E quindi il terzo volume!
Si, il terzo volume [ride].

E si chiamerà?
Non si dice…

Che cattiveria… Ya… Un piccolo spoiler…
E che ancora non lo so [ride]!

Apposto!
Volevo fare la misteriosa, ma, in realtà, il titolo ancora non lo!
Allora, l’ultima domanda: com’è il tuo rapporto con l’animazione?
Fare l’animazione è ancora più faticoso che fare un fumetto, secondo me. Anche se non due cose completamente diverse, infatti, io, nonostante l’esperienza dell’animazione, col fumetto, proprio zero! Basti pensare che ogni secondo di animazione sono 25 frame, quindi, più o meno, 12 disegni al secondo, uguali, o comunque spostati di poco. Quindi… È molto faticoso, dal punto di vista proprio fisico e del tempo che prende, però da molta soddisfazione, vedi il personaggio che si muove.

E fare un’animazione di Simple & Madama?
Ci ho pensato! Però, per il momento mi è proprio impossibile, non ho proprio il tempo. Ma mi piacerebbe fare delle “pillole” brevi animate.

Allora io ringrazio Lorenza della disponibilità…
E a te della pazienza…

Addirittura?! Vabbè, uomo e donna si devono sopportare…
Dopotutto…

Rilasciamo Lorenza sotto sorveglia vigilata perché non è che ci ha proprio convinto della sua innocenza, ma la ringraziamo anche per la gentilezza e la simpatia, senza dimenticare, però, di ringraziare l’Artista per la documentazione fotografica, Batarman per il video e ovviamente Zio Edo e la Madama (non quella de fumetto) per aver messo a disposizione la stanza degli interrogatori.
Comunque, continuerò a seguire le gesta della sospettata, magari si tradisce! Almeno nel frattempo mi faccio un sacco di risate!

Ps. Ce lo metto il video, ma solo per quelli di voi che sono scesi in fondo alla pagina per vederlo!

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